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mercoledì 29 novembre 2017

Avvento 2017: "Riposo durante la fuga in Egitto" di Caravaggio

Continua l'Avvento ormai verso la meta del Natale.
Ecco una presentazione dell'immagine che guida la meditazione dei nostri ragazzi nel corso di questo tempo forte. 
Una riproduzione è collocata nella cappella dell'Oratorio mentre l'originale è eccezionalmente in mostra a Palazzo Reale.

RIPOSO DURANTE LA FUGA IN EGITTO 
di Michelangelo Merisi da Caravaggio

(1595-96 – Galleria Dora Panphilij di Roma)


L'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto. (Matteo 2,13-14)

Uno splendido quadro di Caravaggio, dipinto in giovane età e ora esposto alla mostra di Palazzo Reale a Milano, ci guida nel lungo cammino dell’Avvento Ambrosiano.
I protagonisti della scena già ci conducono dritti dritti dentro il mistero dell’Incarnazione che si celebra nel Natale.

L’attimo rappresentato è un’interpretazione di ciò che accadde nel corso dell’angosciante fuga della Sacra Famiglia da Betlemme verso la terra d’Egitto per sfuggire al tiranno Erode. Egli, ingelosito dalla notizia di un futuro e vero Re, vuole eliminare tutti i bambini piccoli della regione.
Si parla allora di una famiglia fragile e indifesa che fugge ed in particolare di un bambino migrante che non ha neanche la tranquillità di una casa. Questo bambino è il Figlio di Dio venuto nel mondo, fragile quanto migliaia di altri piccoli che ancora oggi fuggono dai loro paesi in preda a odio e persecuzione.
Questo piccolo però, nonostante tutto, riceve la cura e l’attenzione di chi lo custodisce.

Ed ecco i personaggi che descrivono la scena dipinta.

Al centro c’è un magnifico ANGELO ADOLESCENTE, che Caravaggio ha decisamente voluto in primissimo piano nel suo grande quadro, come uno spartiacque tra un prima e un dopo, come riferimento di ciò che sta accadendo nel mondo e che è accordato anche in cielo. L’angelo ha i capelli arruffati come un ragazzo, 
con ali stranamente di volatine scuro, vestito solo di un panno bianchissimo e soprattutto che suona il violino, per offrire un attimo di gioia alla Famiglia in fuga. Lo strumento ha in realtà una corda rotta, simbolo di precarietà umana, ma il suono che esce sembra commuovere in modi diversi i personaggi del quadro.

La MUSICA non è inaccessibile perché Caravaggio in un tocco di genialità la riporta fedelmente nello spartito che il vecchio San Giuseppe tiene tra le mani. Sono le note di un mottetto dell’epoca del pittore del compositore fiammingo Noel Bauldewijn in onore di Maria su citazione del Cantico dei Cantici: «Quanto sei bella e quanto vaga, o mia carissima prediletta! La tua statura assomiglia a una palma, e i tuoi seni a grappoli d'uva. Il tuo capo è simile al monte Carmelo, il tuo collo a una torre eburnea» e «Vieni o mio diletto, usciamo nei campi, vediamo se i fiori hanno generato i frutti, se sono fioriti i melograni. Là ti darò il mio seno».

Ascoltiamo questa soave musica qui…

VERSIONE STRUMENTALE COL VIOLINO...



VERSIONE VOCALE...

Mettendosi davanti all'opera e ascoltando questa musica si comprende il giovamento del riposo offerto dall'angelo alla Sacra Famiglia.
Continuiamo coi personaggi!
Alla sinistra dell'angelo abbiamo un clima povero, in penombra e con una vegetazione brulla e scarna. SAN GIUSEPPE porta i segni della sua età avanzata e della fatica di questa fuga improvvisa. Si siede sul povero sacco che contiene le poche cose trasportate via con una damigiana chiusa solo da uno straccio. Eppure il suo volto sembra estasiato, si distende nota dopo nota. Anche la posizione dice un segno di distensione, quasi di meraviglia infantile. Fa da corona a Giuseppe anche l’ASINO che con i suoi grandi occhi scuri segue con coscienza e attenzione la musica angelica. 

Dall’altra parte invece tutto sembra cambiare: la natura si fa più dolce e florida, lo sguardo si perde in un raro scorcio paesaggistico nella produzione caravaggesca, tutto è avvolto di una luce dorata nel tramonto serale nella campagna romana specchiata da un laghetto. Ai piedi della MADONNA e il BAMBINO ci sono le piante simboliche che dicono la verginità della donna (alloro) e dei misteri di morte e resurrezione di Gesù (cardo e tasso barbasso). La donna coi capelli rossi (altra citazione del Cantico dei Cantici e segno della futura passione) dorme coccolata dal mottetto a lei dedicato mentre tiene saldo con un braccio il Bambino di rara bellezza.

Cosa può dirci questa immagine che ci rapisce?

Nel clima di Avvento ci annuncia che la Salvezza arriva con umiltà e al suono della Lode. Il Natale annuncia di un Dio fragile che non grida o impone il suo messaggio, ma che condivide tutta la nostra condizione di uomini. L’angelo fa da spartiacque tra l’Antico Testamento che, ancora avvolto d’oscurità, accoglie l’annuncio di lode del Messia e la luce e la grazia del Bambino venuto a dare la vita per noi, culmine del Nuovo Testamento. Tutta la Creazione accoglie il Cristo stupita: il regno minerale (i sassi), il regno animale (l’asino), il regno vegetale (la natura e questo querceto che avvolge la scena) fino all’uomo (impersonato da Giuseppe fino a Maria e Gesù che racchiudono in sé lo scambio mirabile tra umanità e divinità).

Anche noi allora stupiti e addolciti dal suono leggiadro dell’angelo possiamo entrare con gioia e convinzione nel Natale di Cristo proponendoci di rendere le nostre parole e la nostra vita una lode al Signore che è venuto in mezzo a noi. Lui è riposo per le nostre vite esauste.

“Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò…
imparate da me che sono mite e umile di cuore”
(Mt 11,28-29)

Buon Avvento! don Alberto

Di seguito un approfondimento della descrizione...


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