ULTIMISSIME DA NON PERDERE...


ULTIMISSIME DA NON PERDERE!!!

CASTAGNATA domenica 21ottobre con il TEATRO DELLE MARIONETTE!


SPAZIO BIMBI 0-6 anni aperto lun-ven 16-18 dom 11-12
DOPOSCUOLA lun, mer e ven dalle 15 alle 16.30
PANE&PAROLA adorazione eucaristica per tutti - giov 18.30-20
E' tornato il VANGELO A COLORI per i bimbi piccoli a Messa
PRANZI COI SENZA TETTO una domenica al mese: cerchiamo volontari!

lunedì 8 febbraio 2016

Una riflessione....dal percorso del gruppo giovani

Circa una volta al mese, i giovani universitari e lavoratori (dai 19 anni in su)
si trova al sabato mattina nell'antica e suggestiva Sala della Colonna nel chiostro dell'Abbazia per fare un percorso di formazione spirituali.
Lungo tutto quest'anno stanno analizzando i contenuti della fede a partire dalle varie parti del testo del Credo.

Sabato scorso hanno approfondito l'UMANITA' DI GESU' a partire dai gesti delle mani, degli occhi, delle orecchie, dei piedi e della bocca - i propri in confronto con quelli del Cristo, descritti nel Vangelo.

Vogliamo condividere lo spunto finale, affidato alla riflessione personale nel corso del mese, tratto da una meditazione che il priore di Bose, Enzo Bianchi, ha tenuto qualche anno fa a s. Ambrogio a Milano...

Stralci da LO SGUARDO DI GESU’ E UN GIOVANE RICCO 
(Enzo Bianchi, 11 aprile 2014, s. Ambrogio) 

 
1. Vedere, guardare Vedere, essere visto, è un’operazione importante nella nostra vita umana. Accanto all’ascolto, il vedere è decisivo nel nostro venire al mondo. Dopo pochi giorni dalla nascita, noi apriamo gli occhi e vediamo… e così entriamo in relazione con gli altri, con le cose. È soprattutto il vedere che provoca la conoscenza e quindi il riconoscimento; è attraverso il vedere che accendiamo la relazione ed entriamo in relazione. Vedere è un’operazione che, essendo in atto quando noi non siamo preda del sonno, può rispondere solo a riflessi; ma se è un’operazione di cui si è consapevoli, se è un’operazione a cui ci esercitiamo, se è “educata”, diventa per noi il primo modo di comunicazione con l’altro. Guardare è una cosa, vedere un’altra, e fissare lo sguardo sta nel registro del vedere, non del guardare. Per questo occorre “saper vedere”, e non si è mai finito di imparare quest’arte da cui dipende la comunicazione, la comunione, e quindi il sapore della vita. Di conseguenza, “essere visti” è l’esperienza decisiva dell’alterità: “Altro è per principio colui che mi guarda” (Jean-Paul Sartre). Se fossimo semplicemente guardati, e non visti, saremmo in una situazione disumana: abbiamo bisogno che qualcuno ci veda, che fissi lo sguardo su di noi, perché questo dice che qualcuno si accorge di noi, che possiamo ricevere uno sguardo da qualcuno. Essere visti è il primo modo di sentire la fiducia riposta dagli altri in noi. In ogni relazione che fa parte della nostra vita, noi non dimentichiamo mai quando “abbiamo visto”, quando “siamo stati visti”… È significativo che nel Bhagavadgita, poema sacro dell’induismo, stia scritto: “La salvezza sta nello sguardo”. Per ciascuno di noi resta dunque possibile decidere il nostro sguardo, con cui scegliamo di sentire, di toccare l’altro: nel nostro sguardo c’è l’inizio di un tattilità, sicché noi possiamo avere uno sguardo che accarezza o uno sguardo che uccide, uno sguardo che scalda o uno sguardo che uccide, uno sguardo mite o uno sguardo che cattura e seduce, uno sguardo che desta fiducia o uno sguardo che incute timore, spavento. Ognuno di noi con lo sguardo raggiunge l’altro, già gli parla e già lo tocca. 


2. Il guardare, il vedere di Gesù Nei racconti riguardanti Gesù, si dice che egli ha ascoltato, ha parlato, ha visto… E ogni evangelista nel narrare azioni e parole di Gesù mette in evidenza in particolari occasioni, e in un suo modo proprio, il vedere, il guardare di Gesù. Tuttavia va riconosciuto che il vangelo secondo Marco dedica una particolare attenzione al vedere di Gesù, ai suoi modi diversi di guardare, a tal punto che è stato definito “il vangelo degli sguardi”. Non è un caso che solo il vangelo secondo Marco contenga il seguente rimprovero di Gesù ai discepoli: “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?” (Mc 8,18). In questo vangelo per ben 27 volte si attesta il vedere di Gesù, nelle sue varie sfumature: vedere, fissare lo sguardo, guardare attorno, osservare. Il primo sguardo di Gesù è verso i cieli, che vede aperti nel momento della sua immersione nel Giordano (cf. Mc 1,10). Ma poi è soprattutto uno sguardo per gli uomini: sguardo che chiama alla sequela (cf. Mc 1,16.19); sguardo che sa vedere la fede in chi gli porta un paralitico su una barella (cf. Mc 2,5) o tocca di nascosto il suo mantello (cf. Mc 5,31-32); sguardo che vede con compassione una folla come pecore senza pastore (cf. Mc 6,34) o vede i suoi discepoli esauriti per il remare nella tempesta (cf. Mc 6,48). Non va infine sottovalutata l’annotazione di Marco riguardo a Gesù che, entrato trionfalmente a Gerusalemme, “verso sera, dopo aver guardato ogni cosa attorno, uscì con i Dodici verso Betania” (Mc 11,11). Quello di Gesù è anche un guardare attorno, uno sguardo che egli fa circolare, come se volesse cercare con gli occhi, leggendo il cuore dei suoi interlocutori o indicando in loro i destinatari delle sue parole (cf. Mc 3,5.34; 5,32; 10,23). 


Conclusione Ma io credo che questo testo riguardi non solo la vocazione di ciascuno di noi, bensì il nostro quotidiano, nel quale sempre cerchiamo il volto di Gesù che ci precede, lo sguardo di Gesù che ci discerne e ci parla. Gesù mi guarda, guarda ciascuno di noi, fissa lo sguardo sul nostro volto e guardandoci ci ama. Noi crediamo a questo sguardo? Siamo attenti a leggere questo sguardo nella sua gratuità, nel suo non voler sedurre, nel suo offrirci amore senza imporlo? Siamo disposti ad accogliere questa precedenza con cui il Signore ci ama e ci discerne, anche se noi non ci giudichiamo degni? Queste sono domande serie implicate nella nostra preghiera, nella nostra assiduità con il Signore: la qualità della nostra relazione con il Signore si gioca qui… Qui, in questo incrocio di sguardi, quello del Signore e il mio, assumo o non assumo la capacità di vedere il Signore che mi guarda attraverso gli occhi del povero, il volto del sofferente, lo sguardo bisognoso dell’ultimo. È sempre questione di saper “vedere” e sapere cosa significhi “l’essere visti”. 


PER LEGGERE L'INTERA MEDITAZIONE

FILE STAMPABILE

PERCORSO E DATE DEL CAMMINO GIOVANI

1 commento:

  1. Mi piace sapere che dopo tanti tanti anni, i giovani si ritrovano ancora, in oratorio, per un cammino spirituale. Anche se non ci conosciamo personalmente, grazie a tutti ed a ciascuno di voi che siete manifestazione della Speranza che dà soddisfazione..

    RispondiElimina