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mercoledì 25 novembre 2015

Il logo del Giubileo (realizzato da Rupnik) spiegato passo passo


Abbiamo messo al centro del nostro cammino di Avvento qui all'Oratorio Casoretto quella che sarà l'immagine simbolo di tutto il Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia.
Lo ha realizzato un vero genio dell'arte sacra contemporanea, il gesuita Marko Ivan Rupnik.
Ecco una descrizione di questa immagine...


DESCRIZIONE DELL’IMMAGINE 
DEL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA
al centro del nostro cammino di Avvento

Tra poche settimane – precisamente martedì 8 dicembre 2015 – Papa Francesco aprirà la Porta Santa della basilica di san Pietro a Roma dando avvio al Giubileo Straordinario dedicato alla misericordia.
Vorremmo già in questo avvento – cominciato domenica 15 novembre – prepararci all’Anno Santo riscoprendo Gesù come “la misericordia fatta carne”
Si! Perché la misericordia non è semplicemente un buon proposito da portare avanti ma anzitutto è una Persona vera e propria, una Vita concreta e umana fatta di parole, gesti, silenzi, sguardi, scelte… è cioè l’esistenza concreta del Figlio di Dio, per cui il tempo dell’Avvento ogni anno ne diventa attesa, desiderio, necessità per ogni uomo.


Una bella immagine accompagna il Giubileo, creata dal gesuita Marko Ivan Rupnik, autore di bellissimi mosaici oramai presenti in ogni parte del mondo (si possono scoprire sul sito www.centroaletti.it), immagini che riscoprono la ricchezza dell’iconografia orientale e antica concretizzandole secondo i canoni artistici contemporanei.



Abbiamo riprodotto questa immagine su grandi striscioni uno accanto all’altare e l’altro sulla facciata della chiesa parrocchiale – che rimarrà per tutta la durata dell’Anno Santo – e anche nella cappella dell’oratorio.


Cosa rappresenta questa immagine?
Fondamentalmente siamo di fronte all’incontro struggente e definitivo tra Gesù Risorto e l’uomo.
Il Cristo prende sulle spalle l’uomo sfinito e lo riveste di gioia e di perdono.

Gesù anzitutto ha l’aureola crociata, simbolo della sua singolare e suprema santità. E’ vestito di bianco splendente con riflessi dorati, simbolo di risurrezione, e una cintura rossa, simbolo del dono di sé versando il sangue sulla croce. Porta sulle mani e sui piedi i segni indelebili della sua passione.
I suoi piedi danzano poi sui bracci della croce, ormai inutilizzabile.
E’ allora il Cristo glorioso e vittorioso sulla morte che vuole condividere lo stesso dono d’amore con ciascuno di noi. E’ il Dio che è venuto a sconfiggere l’orrore della morte e a portarci il completo perdono dei nostri peccati.
Nel caricarsi l’uomo sulle spalle, Gesù è anche immagine del Buon Pastore, come Lui stesso ama definirsi nel Vangelo di Giovanni, e inoltre richiama anche il Buon Samaritano, che nell’omonima parabola di Luca si carica sulle spalle il ferito incontrato sul ciglio della strada.
Ma l’attenzione non può che fermarsi su un altro singolare particolare: lo sguardo dolcissimo di Gesù che si fonde in quello dell’uomo preso a carico. Lo sguardo di Gesù è talmente provocante da fondersi fisicamente con quello dell’uomo. E i due occhi diventano uno. Lo stesso Rupnik commenta che Dio vede come vedrebbe l’uomo perché l’uomo possa vedere come Dio vede la realtà. Richiama cioè l’antico adagio dei Padri della Chiesa dei primi secoli: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventare come Dio” (s. Atanasio di Alessandria). E’ allora immagine del mistero dell’incarnazione di Gesù, che per amore ha voluto rivestirsi di carne umana e salvarci “dal di dentro”, da uomo, provando tutti i nostri sentimenti (cfr. Fil 2,5) e condividendo addirittura l’oscurità della morte, mistero a cui ci prepariamo gradualmente del tempo di Avvento.


Dall’altra parte c’è l’uomo. Non è una persona precisa ma può essere davvero ciascuno di noi. Esso è rappresentato con i capelli e la barba lunghi. Il suo corpo sembra sfinito, spossato. E’ davvero la pecorella smarrita della parabola che non sa più ritrovare la strada di casa. Ma l’incontro col Risorto gli dona nuovo vigore, il suo ritrovamento dona nuova speranza. Il volto dell’uomo in particolare si accende di una gioia inattesa e di uno sguardo che lo ama. Si abbandona allora dolcemente, come un bambino, tra le braccia di Gesù. E il suo abito cambia colore. Si fa dorato, rivestito cioè della stessa regalità di Dio. L’uomo, ogni uomo, ciascuno di noi può davvero rinascere dall’incontro con Gesù.


Ultimo particolare non trascurabile è lo sfondo della scena. E’ la cosiddetta “aureola a mandola” che avvolge non solo il capo ma tutta la figura di Gesù, segno di totale santità. E come la mandorla può essere divisa a metà diventando due parti così Gesù si manifesta nelle due nature umana e divina. Lui è “vero uomo e vero Dio”.
Stupiscono poi le gradazioni cromatiche della mandorla. Guardando verso l’interno, l’azzurro si fa blu scuro fino a diventare nero. E’ segno del mistero imperscrutabile di Dio, che l’uomo può solo confusamente percepire. Anche la misericordia di Dio è inafferrabile, con una logica spesso poco comprensibile dall’uomo. Ma da questo volto oscuro di Dio, leggendo i colori della mandorla dal centro verso l’esterno, ecco che esce la “misericordia fatta carne”, Gesù che illumina le tenebre del mondo, Lui che si autodefinisce “luce del mondo”. E illumina la realtà proprio attraverso il suo perdono misericordioso, il suo farsi carico delle nostre miserie.


Lasciamoci allora provocare e soprattutto consolare da questa immagine. Lasciamo davvero che Gesù ci carichi sulle sue spalle, lasciamoci amare e perdonare da Lui così da diventare anche noi portatori di misericordia per i nostri fratelli.
Vieni Signore Gesù! Vieni misericordia fatta carne!


don Alberto

QUI SOTTO: SPIEGAZIONE DELL'IMMAGINE DA PARTE DELLO STESSO AUTORE RUPNIK
 

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